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In una terra
lontana lontana ai confini col deserto del Mediterraneo, viveva una ragazza
di appena diciottanni chiamata Nemesi.
Nemesi era dotata di grande bellezza ma anche di una smisurata capacità di
comunicazione, nel senso che si connetteva con qualsiasi strumento
tecnologico alle varie reti. Qualche problema lo aveva quando c’erano i
black out totali, causati da un enorme sovraccarico di energia elettrica per
l’altissima domanda degli utenti, che vivevano, purtroppo, in un clima arido
e semidesertico e si premunivano di ogni mezzo per alleviare il caldo
estremo che permeava la zona.
Ma nessuno ci faceva più caso, ormai.
Tutti erano dotati di climatizzatore e vasche termiche a misura d’uomo per
il “primo raffreddamento” che evitava malori da calore.
Nemesi apparteneva ad una famiglia medio-alta e i genitori erano due
personaggi ben in vista. Il padre commerciava con la Cina in una ditta più
di import che di export, mentre la madre teneva corsi di aggiornamento su
come diventare Paris Hilton.
I genitori erano preoccupati del destino di Nemesi, in quanto un medico
neurologo le aveva diagnosticato uno stato di alterazione neurale causato da
un abnorme numero di neuroni di tipo congenito. Cosicché, non essendoci una
cura preventiva adatta allo scopo, il padre e la madre di Nemesi vivevano
con una specie di spada di Damocle sul capo. Sempre all'erta.
La ragazza era come tutte le altre ragazze della sua età. Aveva i suoi
principi, molto eterogenei, su come si viveva a questo mondo e su come si
dovesse vestire una ragazza carina per attirare gli sguardi di coetanei
brufolosi e bamboccioni che generalmente animavano le sue giornate, tra le
chatrooms e gli mms.
Un giorno, mentre era intenta ad una videochiamata, incrociò un tizio che le
ostacolava il passaggio nel mercato rionale, detto souk.
“Ma c fai o c 6, cario?” sbottò Nemesi incavolata nera perché non riusciva a
camminare e nel frattempo a telefonare.
“Per camminare devi alzare gli occhi dal cellulare, te lo hanno insegnato
vero?” rispose questi in tono canzonatorio.
“Ihih…6 d ridere cario…xò togliti d ½!”
“Che razza di lingua parli? E poi chi è cario?”
“Cario = cariatide…d u know?” sarcastica Nemesi finalmente gli puntò fisso
gli occhi e per un breve istante rimase senza connessione.
Un uomo intorno ai 45 anni le si parava innanzi sprigionando vigore fisico e
magnetismo. Un corpo massiccio ed abbondante completava un viso
difficilmente da dimenticare, evidenziato a dovere da una barbetta
rossiccia, coordinata da capelli più lunghi della media dello stesso colore
appena brizzolati alle tempie.
Gli occhi di un verde cangiante, meritavano un discorso a parte. Ma ora non
è il momento.
“Il mio nome è Rusty e vengo dalle terre del Sud. Non sono un cavolo di
cario, come dici tu, e se tu fossi mia figlia ti insegnerei precetti e buona
educazione visto il modo in cui ti esprimi” proruppe quel bell’uomo tutto
d’un fiato.
“Na3…e ki kakkio 6 u x parlarmi csì? 1 predicatore?”
“Manco lo fossi! Sono un uomo battezzato ormai, che apprezza i valori morali
destinati a diventare sabbia in questo deserto incombente”
“Mè cario…time out! Sn scarica e snza sghei anzi nn puoi sdrgarmene 1 p’?
“Ma per chi mi hai preso? Per George Clooney che campa facendo gli spot e
gli eventi mondani per beneficenza? Io sono una persona seria, cosa credi?
Anvedi questa!” e così dicendo si girò sui tacchi e si allontanò.
“Bravo vattene…nn 6 neanke Costantino Vitagliano…qllo s’ ke è qlk1! 1
battezzato…puah!
Da quel fatidico giorno i due non si incontrarono più.
I giorni passavano e Nemesi si districava tra gli studi dell’ultimo anno del
liceo e il nuovo lettore di mp3 avuto in regalo dai suoi amici.
Una mattina a scuola, mentre rispondeva alla sua insegnante di chimica di
andare in un posto migliore, perché scoperta nel filmare i compagni di
classe nelle loro imprese anatomiche live, fu colta da improvviso malore e
svenne.
L’anatema del neurologo si era verificato con tutta l’intensità possibile.
Non ci fu tempo nemmeno per avvertire i genitori. Ogni minuto era essenziale
e non poteva essere sprecato.
I docenti, agitati ed impotenti, erano alla ricerca di un’anima pia che
avesse uno straccio di mezzo di locomozione per arrivare al più vicino
pronto soccorso.
In quel preciso momento passò di lì un tizio con la moto, un tipo tosto e
sveglio che capì che l’aria era amara. Il tizio non se lo fece dire due
volte. Anche perché ci sentiva benissimo…
Il corpo insegnante posizionò Nemesi sul sellino davanti al guidatore che
con grande abilità gestiva la ragazza e la posizione di guida.
Quando il tizio alzò il viso di Nemesi semicosciente per poggiarlo sulla sua
spalla ebbe un moto di sorpresa ed inquietudine. Riconobbe la ragazza che
aveva incontrato tempo prima in strada e si chiese cosa poteva averla
ridotta così.
Veloce come un fulmine percorse strade e vicoli affollati con l’intento di
non perdere altro tempo prezioso.
Finalmente appena in ospedale, Nemesi fu presa in incarico dallo staff
medico che le somministrò le prime cure del caso. Arrivò persino il famoso
neurologo chiamato in causa dal responsabile medico. I genitori infine
avvertiti, preoccupati e spaventati per il destino di Nemesi, si chiedevano
se ci fosse una pur minima risoluzione a questa disgrazia irreversibile.
Ringraziarono di cuore il centauro solerte che aveva accompagnato Nemesi in
ospedale, scambiandosi frasi e convenevoli preda a forti emozioni.
“Non so come ringraziarla, se non fosse stato da quelle parti…” gli disse la
madre.
“Non mi ringrazi signora…in fondo chiunque lo avrebbe fatto. In realtà
vorrei vedere la ragazza guarita e fuori pericolo…c’è una cura per questa
malattia?” domandò Rusty serio in volto.
“Mah! Il neurologo ha parlato sempre della sintomatologia, ma mai di una
terapia possibile” rispose turbato il padre “e non voglio perdere mia figlia
in questo modo”.
Rusty ascoltò le parole di sconforto dei genitori e si ripromise di parlare
al neurologo non appena possibile. Doveva pur esserci un modo per far
guarire Nemesi. Ma quale?
Prima di andar via, passò da lei per salutarla. Vederla immobile in quel
letto ed in uno stato di incoscienza totale lo faceva star male. Sentiva la
sua impotenza ingigantirsi e si sentiva ancor più inquieto per non poter
rimediare a nulla.
Uscì da quel luogo con tanta rabbia da avere le lacrime agli occhi.
Il giorno seguente il neurologo parlò ai genitori con estrema chiarezza sul
destino che attendeva Nemesi. Le prospettive future non erano affatto
piacevoli. Avrebbe vissuto quello che le restava da vivere su quel letto
d’ospedale in un coma profondo senza nessuna possibilità di risvegliarsi.
Eccetto per un miracolo.
Ma i miracoli sono per tutti ma non per molti.
“Mi dispiace…ma non ci sono altre soluzioni, per ora. Quello che vi avevo
detto, ve lo confermo. La crescita smisurata di neuroni avuta da Nemesi
causa un blocco delle funzioni neurovegetative con conseguente perdita di
conoscenza. Ad ora non si conoscono bene né le cause della malattia, né le
terapie da adottare. Sono spiacente di dirvi di pensare, con tutto il tempo
a vostra disposizione, ad una donazione di organi…” l’annuncio del neurologo
riempiva di oscuri presagi la stanza, lasciando i genitori di Nemesi preda
allo sgomento più nero.
Quel giorno Rusty tornò in ospedale. Doveva parlare immediatamente col
neurologo per delle novità in merito al caso di Nemesi. Aveva sentito
parlare di una recente scoperta fatta dalle sue parti, che aveva la capacità
di mettere fine alla patologia subita dalla ragazza. E per far sì che il
rimedio potesse arrivare sin quaggiù, doveva attivare lo staff medico
affinché ne facesse richiesta.
“Ma è proprio vero quello che dice?” gli rispose il neurologo perplesso.
“Guardi sul sito web di Scientist and Technologies e vedrà che non stò
farneticando…” lo guardò ironico Rusty.
“Mi scusi mi tolga una curiosità ma lei è un medico, un ricercatore o cosa?”
“Manco lo fossi! Pensi che mi mancavano soltanto 4 esami alla laurea in
veterinaria ma purtroppo non ho completato il corso…ma le mie mucche le
vaccino io, sa? Queste sono belle soddisfazioni!” disse contento e continuò
“piuttosto…dobbiamo fare presto e non perdere altro tempo. Non credo che i
genitori di Nemesi vogliano vederla immersa in un sonno mortale…e diciamo la
verità dottore, nemmeno io…quella piccola rompiscatole mi è entrata nel
cuore” disse queste parole guardando quel corpo immobile attraverso il vetro
che lo separava da lei.
Il suo sonno apparente raggelava gli animi e non lo si poteva sopportare.
Anche il caratterino non facile di Nemesi, passava in secondo piano a
confronto di tale sventura.
Rusty intanto prendeva accordi con il dottore sul da farsi. In poche ore
dalle terre del Sud sarebbe arrivato, in un superjet, il “miracolo” che
avrebbe risvegliato Nemesi dal sonno profondo e tutto sarebbe ricominciato.
All’improvviso Rusty ricevette una telefonata che lo indispose parecchio,
tanto che la sua bellezza senza pari si contorse con alcune smorfie mai
viste prima sul suo volto.
“Mè…e mò che vuoi? Noooo…non è possibile…come faccio…” blaterava con gli
occhi al cielo portandosi una mano tra i capelli lunghi “ma lo sai che sei
un bel tipo?...aspè…che non si sente niente..” e spostandosi per ricevere
campo azionò il vivavoce.
Che mai l’avesse fatto.
Dal microfono si sentì una voce femminile che gridava come una forsennata in
preda al delirio e alla rabbia, che inveiva violentemente contro di lui.
“A te! Se non torni a casa subito, ti scasso quella testa rotta che tieni e
per sempre! Hai capito? Cosa credi che questi due mocciosi li debba tenere
solo io? Sono o non sono anche figli tuoi? Perché devo sopportare le tue
sparizioni come lavoro? Noooo….ma io lo so cosa fai…che credi? Sicuramente
stai col naso in mezzo alle tette di qualche femmina compiacente...non ho
bisogno che tu me lo dica….sento la puzza di shampista a chilometri di
distanza…del resto anch’io ho usato gli stessi trucchetti...sennò chi mi
pigliava a me! Vedi se spezzato di gambe vieni a casa altrimenti brucio
tutto….mocciosi compresi!”
Sentendo queste parole, Rusty divenne ceruleo e chiuse immediatamente la
comunicazione. Farfugliò un veloce saluto al dottore e scusandosi uscì in
fretta dall’ospedale. In quel momento incrociò i genitori di Nemesi che
stavano entrando proprio allora e per poco non li travolse.
“Ma cosa è successo? C’è qualcosa che non và?” domandò allarmata la mamma di
Nemesi al dottore “ho visto Rusty scappare via come un tornado”
“Oh…credo che la moglie abbia emesso un mandato di cattura contro di lui…e
senza nessuna ricompensa…” ridacchiò il neurologo.
Alcuni giorni passarono e tutto il personale dell’ospedale si mobilitò nel
ricercare la scoperta che doveva mettere fine all’agonia di Nemesi.
Era arrivato persino il superjet con il prezioso ritrovato scientifico.
Tutto era pronto. Si era alla ricerca soltanto di un donatore, in quanto la
“calotta rigenerante neurale”, il tale prezioso rimedio, doveva trasferire i
neuroni T-killer di un donatore alla ragazza in coma.
Furono esaminati tutti i potenziali donatori. Uno ad uno si sottoposero ai
checkup di laboratorio, dai genitori sino all’intero staff dell’ospedale, ma
purtroppo non si trovò nessun donatore con gli specifici attributi.
I genitori passarono da uno stato di euforia iniziale ad uno depressivo
finale. Anche i medici cominciarono a preoccuparsi, poiché stavano esaurendo
senza risultati tutte le batterie umane disponibili dell’intero circondario.
Il tipo con i T-killer in dotazione andava cercato e subito.
Nella crisi più profonda della sua carriera, il neurologo si ricordò
all’improvviso che in tutto questo bailamme mancava una persona. Una persona
che era stata sì buona e giusta e che aveva fatto del bene, la sua singolare
virtù. Una persona che si trovava sempre a passare di lì per caso nelle
situazioni di disagio. Insomma un tizio. Si, ma non uno qualunque. Ma quel
tizio. Si avete capito bene. Come dite? Un supereroe? Ma noooo. In quest’epoca
si sono estinti tutti.
Bisogna che vi accontentiate di quello che passa il deserto.
“Ma si…Rusty!” esclamò il dottore e prese a chiamare e chiedere al personale
notizie più dettagliate di lui.
E dov’è e dove non è, il dottore alla fine delle interrogazioni non ricavò
alcun ragno da un buco.
Chi diceva che fosse partito per lavoro, chi per assistere ad un parto di
una cavalla, chi ad una inaugurazione per l’apertura della Casa della
Porchetta, chi ad un concerto dei Country Texas Ranger, chi allo spettacolo
in anteprima di Eva Henger, chi al deposito dei telefoni fuori uso della
Telecom e chi lo avesse fatto fuori la moglie (ma questo lo pensò solo il
dottore…).
Insomma di Rusty non c’era traccia. E se fosse stato proprio lui il donatore
universale? Colui che avrebbe ridato la vita a Nemesi, trasferendo i suoi
neuroni T-killer nella “beautiful mind” di lei?
Il dottore aveva un certo sesto senso in queste cose, anche perché in tutte
le cose che aveva fatto sinora c’era sempre una certa sfiga. Probabilmente
una dote naturale che solo i medici hanno…
Doveva immediatamente cercare con ogni mezzo Rusty. In fondo era per questo
tizio che avevano trovato la soluzione per Nemesi, perché se fosse dipeso da
lui…
Venne trasmesso persino un comunicato in televisione, dove si invitava Rusty
a rientrare urgentemente presso l’ospedale del deserto per aiutare una
ragazza caduta in coma. Lo stesso video fu caricato in internet. Si attesero
gli eventi, che si fecero attendere parecchio.
E mentre già tutte le speranze di vedere Nemesi guarita si erano dileguate
man mano che le ore passavano, ecco che si sentì il rombo di una moto
nell’ingresso dell’ospedale.
A quel suono si ridestarono tutti, belli e brutti, genitori e medici,
barellieri e cammellieri.
Rusty entrò come un turbine di vento, spazzando via tutte le nere nubi. Non
appena terminarono gli abbracci e i convenevoli di rito con tutti loro, fu
scaraventato su un lettino da due infermiere contentissime di farlo e messo
in laboratorio per il checkup della comparazione.
“Dottore…dobbiamo spogliarlo del tutto?” domandarono entrambe scambiandosi
certe occhiate, mentre guardavano rapite la cavia fuori del comune.
“Hey…ma non dovreste farmi un’anestesia prima?” gridò quello dal lettino.
“Senti cocco…per quello che vorremmo fare noi, ci serviresti sveglio…ma
siamo professionali professioniste e quando tutto questo sarà finito, faremo
una grande festa in tuo onore”
“Si…si…ti faremo la festa…ci puoi giurare!” disse l’altra rincarando la
dose.
Rusty col petto nudo e i pantaloni sbottonati ghignò beffardo e prima di
poggiare la testa sul cuscino, diede una sonora pacca sul sedere ad una
delle due. Poi chiuse gli occhi e si addormentò beato, con il sorriso sulle
labbra.
L’esito della comparazione risultò positivo e questo riportò grande speranza
nei due genitori afflitti. Anche tutto il personale medico esultò per il
felice responso e le due infermiere non appena finirono il test, prenotarono
una sala per la festa a Rusty, prima però di ordinare gli accessori da un
sexy shop.
“Lo sapevo…l’ho sempre saputo che ho i neuroni giusti per fare qualsiasi
cosa” esclamò gongolante Rusty alla fine del test.
Il giorno seguente fu fissato l’intervento. La sala operatoria fu attrezzata
a dovere e tutto il personale presente messo a disposizione per l’evento.
I genitori trepidanti abbracciarono con calore Rusty, disteso sulla barella
prima di entrare in sala operatoria.
“Sei il nostro salvatore…senza di te Nemesi non si sarebbe mai più
svegliata…grazie!” disse balbettando il padre.
“Oh…non so che dire… e penso di sentirmi confusa e felice…per sdebitarmi
organizzerò una festa esclusivamente per te e non baderò a spese…chiedimi
quello che vuoi…sarà tuo” gli sussurrò la madre all’orecchio.
E Rusty non se lo fece dire due volte, accettò entusiasta questa
dimostrazione d’affetto, ringraziando il fato che la madre di Nemesi fosse
una bella donna di 40 anni.
Quando finalmente prese posto vicino a Nemesi, si girò a guardarla. I suoi
occhi si velarono di dolcezza e si augurò che tutto andasse bene. Le diede
un buffetto sulla guancia e si distese sul lettino, scivolando rapidamente
in un sonno profondo dato dall’anestesia in circolo.
La calotta fu posizionata sul cranio di Nemesi e l’altra identica fu messa
sul capo di Rusty. L’operazione durò un paio di minuti, che sembrarono
interminabili. Luci e suoni digitali venivano emessi dalle due calotte che
comunicavano tra loro per mezzo di fili elettrici collegati.
Finalmente quando tutte le luci si spensero e il countdown del lettore segnò
zero, il medico si avvicinò a Nemesi e valutò le sue condizioni
fisiologiche. Tutti i parametri di controllo erano normali. Si procedette a
valutare anche le condizioni dei parametri vitali del donatore. Tutto era
nella norma.
Il primo a destarsi fu Rusty che rispose ai buffetti dell’infermiera sul
viso, con una mano morta sul sedere di questa. Stava bene e si vedeva.
“Mo4..m sent tutt sconnessa…da qund’è ke nn m collego?” la voce di Nemesi
riempì il silenzio di quella stanza, fatto di attese e di tensione.
Il medico la accarezzò e le sorrise. Gli infermieri batterono le mani
contentissimi dell’ottimo risultato dell’operazione.
“Na…e u xkè 6 qui? Xkè stai sempr tr i pied?” disse voltandosi a guardare
Rusty sul letto vicino.
“Bada ragazza che da oggi hai un po’ di me, dentro di te quindi comportati
bene, ok?” le disse prendendole la mano.
“Madò...vuoi vdre ke divent cario ank’io? Propr nl fiore dgli ann…poveramme!”
La felicità dei genitori fu incontenibile. Anche tutti i sanitari che
avevano partecipato all’esperimento si dichiararono soddisfatti dell’esito
dell’operazione.
Presero tutti a far domande a Nemesi e a sapere qualcosa di lei e del suo
mondo. Lei contraccambiava con il suo modo di fare non comune. Ringraziò,
quando le fu raccontato ogni cosa, il suo benefattore che doveva ripartire
per acquietare i nuovi capricci di sua moglie, ma con la promessa che
sarebbe ritornato subito per essere presente a tutti i festeggiamenti in suo
onore.
“Senti cario…m devo sforzare a parlare 1 po’ meglio…manco fossi Totti…vabbè…volevo
ringraziarti d tutto quello ke hai fatto x me…nn è da tutti fare quello ke
hai fatto tu e questo significa ke hai 1 cuore grande” esclamò Nemesi
perdendosi nel colore dei suoi occhi.
“Bè…a dire la verità non ho soltanto il cuore grande…” ammiccò beffardo e
con una luce particolare nello sguardo.
“Uè…ma ke ti credi…Costantino me lo sogno la notte…magari fosse stato lui a
farmi il transfert”
“Piccola mia cresci e poi vienimi a trovare quando vuoi” disse Rusty e
l’abbracciò forte, baciandola dolcemente sulle labbra.
Poi in tutta fretta se ne andò per tornare al suo luogo natio e poter
riabbracciare i suoi amati figlioletti, di cui sentiva la mancanza.
Nemesi lo vide andar via con il suo passo fermo e possente. Non sarebbe
passato molto tempo da un nuovo incontro, perché Rusty si era veramente
affezionato a lei, come ad una nipotina molto speciale.
La mamma di Nemesi si avvicinò alla figlia e la strinse a sé. Poteva ora
finalmente riabbracciare il bene più prezioso che avesse al mondo.
“E’ andato via anche lui…speriamo di rivederlo presto. E’ un uomo davvero
fuori dal comune” aggiunse guardandolo mentre si allontanava con la moto dal
parcheggio dell’ospedale.
“Mà...ma ke lavoro fa il cario? Mica l’ho capito...” domandò Nemesi.
“Oh…ora che ci penso…non lo so nemmeno io…forse un teleimbonitore…non so…ma
di sicuro è certamente un benefattore…un benefattore dell’umanità…lui fa del
bene e non se ne accorge...” la mamma di Nemesi sospirò forte pensando a
tutto il bene di Rusty “…speriamo che torni presto per farne tanto altro
ancora!”
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