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Carissime amiche,
Interessata, continuai a guardare nella scatola e trovai un mucchio di DVD. Era già tardi ma poiché le povere vecchiette par mio, come è noto, dormono poco poco, mi piazzai davanti alla TV e cominciai a guardarli. Però non erano certo le fictions edificanti di Canale 5 o della Rai, ma un mucchio di films in cui c’era un unico protagonista: Ciccio. Così fu che vidi questo:
e questo:
e poi questo:
e quest’altro ancora: Quando finalmente spensi la luce e me ne andai a letto era quasi l’alba. Purtroppo non riuscii a prendere sonno perché sentivo il peso dell’impegno che mi ero presa e poi, ogni volta che ricordavo quel tale Ciccio, mi sentivo uno strano movimento nelle viscere. Mi raffiguravo il suo spavento quando mi avrebbe veduta così brutta e vecchia e questo pensiero mi faceva star male. A furia di pensarci capii: in fondo, anche se ero pluricentenaria, un poco della civetteria di quando ero giovane doveva essermi rimasta ed ecco perché ci tenevo a fare bella figura. Appena scesi dal letto, corsi a guardarmi allo specchio e decisi seduta stante che qualcosa potevo fare, quanto meno un ritocchino al naso. Telefonai alla ASL, ma mi dissero che, a quelle come me, lì facevano solo la vaccinazione antinfluenzale e mi trattarono anche piuttosto male. Mi conveniva rivolgermi altrove. Presi le Pagine Gialle e mi misi a cercare sotto la voce “chirurgia estetica” un nome che mi avrebbe potuto ispirare fiducia. Dopo un po’ ne lessi uno che mi attirò. Doveva essere sicuramente un arabo, il dottor Taìz Làzizz. Senza porre indugio, gli telefonai e presi appuntamento per quel pomeriggio stesso. Mi ricevette in uno studio elegantissimo e quando gli espressi i miei dubbi sui risultati che potevo ottenere, mi incoraggiò: “Ma come pensa che la Lollobrigida abbia trovato uno spasimante di quaranta anni più giovane di lei e la Loren l’anno scorso abbia fatto ancora il calendario Pirelli? Sono passate di qui, signora mia, perché noi offriamo un servizio economico e rapido! Mi lasciai convincere e mi ricoverai. In realtà il servizio non fu rapido perché dovetti subire parecchi interventi (non tanti quanto Alba Parietti, però!) e nemmeno economico, ma d’altra parte erano secoli che portavo indosso sempre lo stesso straccetto e poi la mia scopa, andando a magia, non aveva risentito del caro carburanti e così qualche risparmiuccio da parte ce l’avevo. Quando dopo qualche tempo uscii, il professore mi consigliò un istituto di bellezza gestito da una sua cara amica giapponese, una certa Mota’ Con Cì, dove mi rimisero in forma, mi truccarono per benino e mi tinsero i capelli di un bel colore giallo paglierino. Per quanto riguarda l’abbigliamento, dovetti arrangiarmi un poco perché i risparmi erano finiti, ma non mi scoraggiai e mi recai in un mercatino di Napoli dove, con poca spesa, mi rifornii di cappellini, magliette e tutine da ginnastica firmate, tutte rigorosamente appezzottate, con le quali assunsi un aspetto molto trendy. Poi, alla bancarella di un cinese, comprai fermagli e fermaglietti con cui adornai la chioma, tante collane, braccialetti ed orecchini e pure un bel paio di occhiali per darmi un tocco d’eleganza. Insomma, benché non strabilianti, alla fine i risultati furono abbastanza soddisfacenti. Ecco com’ero diventata:
Mi accinsi quindi ad andare a prendere Ciccio per portarlo alle bimbe che me ne avevano fatto richiesta. Arrivai sino a lui facilmente perché mi dissero che da quando era papà era diventato molto casalingo. Lo trovai infatti in cucina mentre con un ricamo a piccolo punto in mano, controllava nel forno la cottura di un tacchino. Che portento però quell’uomo: nonostante si stesse dedicando a lavori donneschi era più che mai un maschione da far paura! Gli osservai la bella nuca ed il collo possente, le braccia muscolose e le spalle forti che sbucavano da sotto la canottiera bianca, i fianchi stretti e quelle manigliette dell’amore così seducenti. Mi sentii avvampare, ma l’attribuii al calore del forno acceso. Ero già pronta ad afferrarlo per metterlo nel mio sacco quando Ciccio si girò verso di me e mi guardò. I suoi occhi verde-azzurri mi scrutarono dolcissimi mentre si scostava con un gesto della mano i magnifici capelli castani e con un sorriso ammaliante che gli scopriva i denti piccoli e candidi, esprimeva l’ammirazione provata per la mia persona. “Oh my baby, you are magic! ” pronunciò con una voce profonda e vellutata e poi tese le braccia verso di me. Improvvisamente sentii le ginocchia farsi molli ed il cuore battere a mille. Pur sapendo che avrei dovuto acchiapparlo e sbatterlo nel mio sacco, ero come paralizzata e così fu lui a sbattere me sul tavolo di cucina ed a strapparmi di dosso la magliettina, lanciandosi come un affamato sulle mie tettine fresche rifatte. Avrei voluto resistere, ma non ne ebbi la forza e così fu la passione...
…quando finimmo non erano stato solo il tacchino a bruciare ma anche la mia secolare virtù… Anche se da buona befana avrei dovuto tenermelo solo una settimana, non ebbi la forza di lasciarlo e rimasi con lui, completamente perduta nel nostro reciproco amore. Da allora Ciccio è stato sempre pieno di delicatezze per me e poiché è sposato con un donnino che mi assomiglia moltissimo, quando usciamo tutti mi scambiano per lei e così la nostra tresca non è mai stata scoperta da nessuno. Devo dire che anche Papà Natale si è mostrato molto comprensivo verso la mia scelta e mi ha chiesto solo di restituirgli la scopa, cosa che ho fatto senza alcun rimpianto perché da quando sto con Ciccio ho imparato a volare ed a scopare con metodi più efficaci e soddisfacenti. A dire il vero, quando Natale mi ha riferito che al posto mio hanno assunto una giovane nonnina ucraina pagandola anche la metà di quanto facevano con me, ne sono rimasta un poco delusa perché mi ero sentita sempre una vera professionista difficilmente sostituibile, ma poi mi ha tranquillizzato il pensiero che almeno così le povere bambine buone avrebbero ricevuto lo stesso i dolci e i doni ed io avrei potuto dedicarmi serenamente al mio delizioso uomo. A proposito, ecco che vengo al motivo di questa lettera. Volevo dirvi che se volete, potete rivolgervi alla mia sostituta per avere qualche regalo o magari calze
CALZINI E TANTOMENO CICCIO PERCHE’ ORA E’- MIO - E - ME - LO – TENGO - IO! Ops! il mio tesoruccio mi chiama, è in cucina e forse vorrà infornare qualche biscottino. Avrà di sicuro bisogno della mia collaborazione… Scusate, devo andare, ma prima vi lascio un bacio forte forte ed un abbraccio. La vostra affezionata Befana |
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